Città d’Umbria: il più gran tesoro che al mondo sia

19 Set Nessun commento gcenni Leggende e storie , ,

IMG_20170919_130140[1]Se venite a Varsi e pernotatte al nostro Relais, non possiamo non consigliarvi di andare alla ricerca di ciò che resta di un luogo leggendario…

“Giace sepolta la città d’Umbrìa il più gran tesoro che al mondo sia” : così recita una vecchia filastrocca della valle che alcuni “anziani” ancora tramandano ai nipoti…

Qualche anno fa fu presentato un volume, curato da Manuela Catarsi, archeologa della soprintendenza dell’Emilia Romagna la quale, sulla base dell’esame delle murature resisitite ai secoli, asserì di essere di fronte molto probabilmente a tracce di un fortilizio bizantino, risalente al VI-VII secolo d.C.

I resti  ancora oggi presenti potrebbero essere i sostegni per i camminamenti di ronda.
Di sicuro il forte fu utilizzato poco e molto probabilmente non serviva a mantenere armati. Le dimensioni estese, la mancanza di strutture fisse e materiali, suggeriscono che servisse come rifugio per la popolazione

La storia  si è spesso confusa con mito e leggenda. Già nei documenti antichi la città è avvolta in un’atmosfera favolosa, basti sfogliare la celebre ristampa della “Descrizione degli Stati e feudi imperiali di Val Taro e Val Ceno”, voluta da Federico II Landi (1617) e ritovare una raffigurazione, sicuramente fantasiosa, ma decadente e caratterizzata da ruderi.

Che questa città fosse custode di grandi tesori fu certo la causa di favorire l’interesse di avventurieri, tombaroli e archeologi. Tra questi il tedesco-americano Alexander Wolf, che vi si avventurò nel XIX secolo.

La sua figura affascinò sicuramente i valligiani, tanto da entrare nel folklore locale. Si racconta di questo straniero, alla ricerca del tesoro con una bacchetta magica e dei tesori mai trovati nella ricca Città d’Umbria…